I Road Movies

Dicembre 28, 2002

Nella storia del cinema, il tema della strada, del viaggio, ha ispirato non solo moltissimi film, ma ha addirittura dato origine a un genere cinematografico, quello dei “road movies”. Solitamente definiamo “road movies” quei film in cui buona parte dell’azione è costituita da un viaggio che il protagonista o i personaggi principali compiono. La cosa interessante è che, quasi sempre in questi film, il viaggio diventa metafora della vita e il personaggio subisce un’evoluzione, una trasformazione perché, nel corso del suo peregrinare, fa delle esperienze, degli incontri che lo cambiano e gli fanno vedere la vita sotto una diversa prospettiva.

Un recente esempio di road movie è lo splendido film di Lynch Una storia vera (1999), in cui il vecchio protagonista compie un viaggio particolarissimo a bordo dell’unico suo mezzo a disposizione, un tagliaerba, al fine di raggiungere il fratello con cui non parla da anni. Anche se il fatto che il protagonista abbia deciso di riconciliarsi col fratello costituisce il motore del film, il motivo per cui il viaggio ha inizio, la parte più significativa del film è costituita dal viaggio vero e proprio in cui l’anziano protagonista farà tutta una serie di incontri che gli permetteranno di ripercorrere i momenti più salienti della sua vita. Infatti il film termina nel momento in cui il vecchio arriva alla casa del fratello, ma allo spettatore non è dato di vedere e di sentire l’incontro fra i due anziani personaggi. Già. Il raggiungimento della meta, che rappresenta la fine, la morte del viaggio, diventa elemento del tutto secondario e ininfluente rispetto al percorso che il personaggio ha compiuto.

Ma, come e quando nasce il road movie?Questo genere particolare nasce alla fine degli anni Sessanta negli Stati Uniti, nell’ambito di quella rivoluzione culturale che in campo cinematografico si è espressa attraverso il cinema “underground”, un cinema antispettacolare e antihollywoodiano, che a sua volta si ispirava alle avanguardie storiche, ai movimenti Dadaista e Surrealista degli anni Venti.

Già i romanzieri e i poeti della “beat generation”, che agli inizi degli anni ’50 intraprendono la loro battaglia morale, prima ancora che artistica e culturale, rappresentano una generazione disillusa che va alla ricerca di una nuova ragione di vita. Anche il fiorire e il dilagare della “pop art” è indice di una reazione generale contro i vecchi canoni della espressione artistica. E’ in questo contesto che nasce e si sviluppa il cinema “underground”, con la sua voglia di rinnovamento, ma anche di forte provocazione, desideroso di portare alla luce (contrariamente a quanto dice il suo nome che significa “sotterraneo”) nuove forme espressive e dunque anche un nuovo modo di fare e di intendere il cinema.

Il primo film che indicò una strada nuova, sia nella descrizione di un mondo giovanile colto nella sua immediatezza, sia nella proposta di un linguaggio nuovo che decretava la fine del vecchio modello hollywoodiano, fu Easy rider (1969) del regista Dennis Hopper, ma scritto, sceneggiato e interpretato anche da Peter Fonda, figlio di Henry e fratello di Jane. Easy rider diventò ben presto un film modello sul tema dell’inquietudine giovanile e sui problemi della contestazione a cui molti registi in seguito si richiamarono. Ma quello che qui più ci interessa è che Easy rider è anche considerato un esemplare road movie, il prototipo di questo genere di film, che fonde il tema del viaggio con elementi della cultura alternativa americana degli anni Sessanta: la marijuana, la musica pop, il pacifismo, la protesta hippy, la crisi del mito americano. Alcune scene, in cui i personaggi fanno uso di allucinogeni, sono state realizzate in 16 millimetri, poi gonfiate a 35 con l’uso di accorgimenti tipici del cinema sperimentale e delle avanguardie: grandangolo e zoom contrapposti, rapidi flash che raccordano le sequenze.Dunque un road movie, un film “di strada” rappresenta il modo più immediato per denunciare un cambiamento, un’esigenza di rinnovamento, di rottura col passato, in maniera provocatoria ma pacifica, secondo le caratteristiche del movimento giovanile di quegli anni.

Da notare che quello del viaggio è un tema classico, ripreso in moltissimi film, anche prima degli anni Sessanta (nel genere western, per esempio, è un motivo che ricorre spesso), ma è con Easy rider che questo tema acquista una connotazione particolare, originale rispetto al passato.Visto oggi Easy rider appare un film ingenuo e semplice, ma il suo merito principale è stato quello di aver saputo interpretare e mitizzare le aspirazioni di tutta una generazione e, nello stesso tempo, di aver indicato nel pubblico giovanile un target cui l’industria cinematografica si è sempre più spesso rivolta.

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