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Capolavori da un continente

Dicembre 28, 2003

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Vent’anni fa sembrava che l’arte moderna avesse esaurito le sue energie e stesse morendo per una lenta amnesia. L’ispirazione e la vitalità dell’Impressionismo se n’erano andate: Cézanne era morto da poco e Renoir, un uomo anziano, era l’ultimo di una generazione che sembrava priva di successori. Picasso e Matisse avevano rivelato il loro talento, ma né l’uno né l’altro aveva ancora manifestato compiutamente la propria personalità. Qualche nuovo motivo, qualche concezione di fertile influenza era indispensabile perché sia l’uno che l’altro potessero mettere pienamente a frutto i propri talenti. Sia l’uno che l’altro avevano consapevolezza di energie non impiegate, non organizzate, nell’attesa di qualche innovazione plastica che loro stessi fossero capaci di realizzare e sviluppare. Leggi il seguito di questo post »

Il suono del nuovo cinema Usa

Dicembre 28, 2003

Per quali motivi possono essere accostati due film come American Beauty e Magnolia? Risposta facile: sono entrambe opere di giovani registi americani, che hanno avuto un notevole successo di critica e di pubblico e che offrono uno spaccato della attuale società americana colta attraverso le sue crisi esistenziali e generazionali, attraverso i suoi “mali di vivere”. Risposta esatta.

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Un Dio dalla parte dei poveri

Dicembre 28, 2003

Mentre nella Chiesa Cattolica sono iniziate le commemorazioni del cinquantesimo anniversario di promulgazione dei documenti del Concilio Vaticano II, ritorna di grande attualità il dibattito sulla «Teologia della Liberazione» (TdL) nata in contesto Latino americano e in parte proprio incoraggiata dalla ventata d’apertura teologica coincisa con l’ultimo Concilio Ecumenico . Questa teologia che, oggi come quarant’anni fa, continua a porre dei grandi interrogativi alla Chiesa universale, ha conosciuto una tale diffusione e una tale risonanza in molti paesi e continenti, che non è più possibile una riflessione teologica che possa prescindere da essa. Normalmente, quando si parla di TdL, si pensa immediatamente a dei personaggi come Gustavo Gutiérrez, Jon Sobrino e Leonardo Boff, ma si tratta di un fenomeno ecclesiale e culturale troppo complesso per essere limitato a dei teologi di professione.

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Dopo il ripudio torna la guerra

Dicembre 28, 2003

Testo tratto dalla lezione tenuta da Renzo Dutto della Scuola di Pace di Boves nel corso degli ciclo di incontri promosso dalla Scuola di Solidarietà di Saluzzo. (Saluzzo, 4 dicembre 2003).

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Sulaymania, Iraq

Dicembre 28, 2003

Il dottor Silvio Galvagno, nel corso della sua permanenza presso l’ospedale di Emergency a Sulaymania, in Iraq, ha mantenuto i contatti con gli amici mediante la posta elettronica: riportiamo qui alcune lettere inviate tra ottobre e novembre 2002.

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Cyborg

Maggio 28, 2003

“Abbiamo bisogno di rigenerazione, non di rinascita [...] Anche se entrambe sono intrecciate nella danza a spirale, preferisco essere cyborg che dea”. Donna Haraway, Manifesto Cyborg, 1985

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L’eredità della Nouvelle Vague

Maggio 28, 2003

Se oggi siamo soliti distinguere il “cinema d’autore” o “impegnato” da quello “commerciale”, sottintendendo nel primo caso prodotti di serie A, da cinema d’essay e, nel secondo, film di serie B, di pura evasione o “disimpegnati”, lo dobbiamo a quel grande fermento culturale che ha caratterizzato in generale gli anni ‘60 e che ha interessato anche il cinema.

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Armi di comunicazione di massa

Maggio 28, 2003

L’intuizione che l’arte della guerra moderna deve essere preceduta, e non solo accompagnata, da un’informazione della guerra, associata alla visione messianica e dogmatico-manichea di George W. Bush, hanno costituito, al meno negli USA, un’accoppiata, a quanto pare, (con)vincente.

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Verità, la prima vittima della guerra

Maggio 28, 2003

Immagini, rumori e notizie di guerra occupano gli spazi della cronaca quotidiana. Il rischio d’assuefazione può talvolta farci pensare a realtà semplicemente virtuali e non drammaticamente reali. Ma se si riflette sui meccanismi dell’informazione riversata nelle nostre case dai mass media, ci si accorgerà che anche il virtuale ha la sua importanza. In effetti, ben prima che parlino le armi, una guerra è preparata, innescata e, in seguito, alimentata da un’informazione della guerra (Infowar), basata su un quadro interpretativo apparentemente coerente e, soprattutto, accessibile alle masse, allo spettatore medio. L’informazione è edulcorata, “drogata”, camuffata; termini dal significato equivoco assumono un rilievo sempre più grande come se fossero sinonimi dell’informazione stessa: persuasione, propaganda, educazione, manipolazione, censura… e questo ad ogni latitudine e fin da tempi insospettati, anche se solo negli ultimi anni si possono adottare le tecniche più sofisticate per vincere ad ogni costo la battaglia dell’immagine e del simbolo: la disinformazione diventa una vera e propria arma.

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Così vicini, così lontani

Maggio 28, 2003

Nonostante i commossi “siamo tutti Americani” piovuti copiosi dopo il “9/11”, tra Stati Uniti e Vecchio Continente il confronto si è negli ultimi tempi paradossalmente elevato fino a delineare un serrato confronto fra i differenti sistemi di valori dei due “mondi”. Il preconizzato clash of cultures tra universi islamico e occidentale sembra aver coinvolto solo il secondo dei contendenti, quasi costringendolo a rivoltarsi su se stesso, mentre tra il mondo islamico e le società occidentali il confronto continua più semplicemente – e pericolosamente – a fondarsi sul reciproco disconoscimento. Può sembrare il verso ironico del destino, ma tant’è: negli Stati Uniti (oltre a discutere di guerra, ormai punto cardine di questo mandato presidenziale) si osserva con perplessità quest’Europa in costruzione e inevitabilmente debole, senza voce univoca né progetti attuabili nell’immediato, mentre in Europa l’insofferenza per l’unilateralismo americano è sempre più evidente. Studiosi, politologi americani ed europei si confrontano da tempo dalle due sponde dell’oceano lanciandosi invettive, ma anche fraterne pacche sulle spalle compiacendosi di starsene al sole dell’emisfero settentrionale. Ma ormai anche l’opinione pubblica si interroga e si dà risposte, più o meno equilibrate, sui pregi e difetti del modello americano e di quello – in fieri – europeo.

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