
Vent’anni fa sembrava che l’arte moderna avesse esaurito le sue energie e stesse morendo per una lenta amnesia. L’ispirazione e la vitalità dell’Impressionismo se n’erano andate: Cézanne era morto da poco e Renoir, un uomo anziano, era l’ultimo di una generazione che sembrava priva di successori. Picasso e Matisse avevano rivelato il loro talento, ma né l’uno né l’altro aveva ancora manifestato compiutamente la propria personalità. Qualche nuovo motivo, qualche concezione di fertile influenza era indispensabile perché sia l’uno che l’altro potessero mettere pienamente a frutto i propri talenti. Sia l’uno che l’altro avevano consapevolezza di energie non impiegate, non organizzate, nell’attesa di qualche innovazione plastica che loro stessi fossero capaci di realizzare e sviluppare. Leggi il seguito di questo post »