zatopek


Un Dio dalla parte dei poveri
28 dicembre 2003, 16:00
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Mentre nella Chiesa Cattolica sono iniziate le commemorazioni del cinquantesimo anniversario di promulgazione dei documenti del Concilio Vaticano II, ritorna di grande attualità il dibattito sulla «Teologia della Liberazione» (TdL) nata in contesto Latino americano e in parte proprio incoraggiata dalla ventata d’apertura teologica coincisa con l’ultimo Concilio Ecumenico . Questa teologia che, oggi come quarant’anni fa, continua a porre dei grandi interrogativi alla Chiesa universale, ha conosciuto una tale diffusione e una tale risonanza in molti paesi e continenti, che non è più possibile una riflessione teologica che possa prescindere da essa. Normalmente, quando si parla di TdL, si pensa immediatamente a dei personaggi come Gustavo Gutiérrez, Jon Sobrino e Leonardo Boff, ma si tratta di un fenomeno ecclesiale e culturale troppo complesso per essere limitato a dei teologi di professione. Continua a leggere



Armi di comunicazione di massa
28 maggio 2003, 16:15
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L’intuizione che l’arte della guerra moderna deve essere preceduta, e non solo accompagnata, da un’informazione della guerra, associata alla visione messianica e dogmatico-manichea di George W. Bush, hanno costituito, al meno negli USA, un’accoppiata, a quanto pare, (con)vincente. Continua a leggere



Verità, la prima vittima della guerra
28 maggio 2003, 16:11
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Immagini, rumori e notizie di guerra occupano gli spazi della cronaca quotidiana. Il rischio d’assuefazione può talvolta farci pensare a realtà semplicemente virtuali e non drammaticamente reali. Ma se si riflette sui meccanismi dell’informazione riversata nelle nostre case dai mass media, ci si accorgerà che anche il virtuale ha la sua importanza. In effetti, ben prima che parlino le armi, una guerra è preparata, innescata e, in seguito, alimentata da un’informazione della guerra (Infowar), basata su un quadro interpretativo apparentemente coerente e, soprattutto, accessibile alle masse, allo spettatore medio. L’informazione è edulcorata, “drogata”, camuffata; termini dal significato equivoco assumono un rilievo sempre più grande come se fossero sinonimi dell’informazione stessa: persuasione, propaganda, educazione, manipolazione, censura… e questo ad ogni latitudine e fin da tempi insospettati, anche se solo negli ultimi anni si possono adottare le tecniche più sofisticate per vincere ad ogni costo la battaglia dell’immagine e del simbolo: la disinformazione diventa una vera e propria arma. Continua a leggere



Così vicini, così lontani
28 maggio 2003, 16:04
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Nonostante i commossi “siamo tutti Americani” piovuti copiosi dopo il “9/11”, tra Stati Uniti e Vecchio Continente il confronto si è negli ultimi tempi paradossalmente elevato fino a delineare un serrato confronto fra i differenti sistemi di valori dei due “mondi”. Il preconizzato clash of cultures tra universi islamico e occidentale sembra aver coinvolto solo il secondo dei contendenti, quasi costringendolo a rivoltarsi su se stesso, mentre tra il mondo islamico e le società occidentali il confronto continua più semplicemente – e pericolosamente – a fondarsi sul reciproco disconoscimento. Può sembrare il verso ironico del destino, ma tant’è: negli Stati Uniti (oltre a discutere di guerra, ormai punto cardine di questo mandato presidenziale) si osserva con perplessità quest’Europa in costruzione e inevitabilmente debole, senza voce univoca né progetti attuabili nell’immediato, mentre in Europa l’insofferenza per l’unilateralismo americano è sempre più evidente. Studiosi, politologi americani ed europei si confrontano da tempo dalle due sponde dell’oceano lanciandosi invettive, ma anche fraterne pacche sulle spalle compiacendosi di starsene al sole dell’emisfero settentrionale. Ma ormai anche l’opinione pubblica si interroga e si dà risposte, più o meno equilibrate, sui pregi e difetti del modello americano e di quello – in fieri – europeo. Continua a leggere



Perchè un’altra guerra?
28 gennaio 2003, 17:19
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Dopo che entrambe le Camere del Congresso hanno garantito alla Casa Bianca l’autorizzazione per un attacco militare guidato dagli Stati Uniti per rovesciare il regime di Saddam Hussein in Iraq, George W. Bush ha affermato che “l’America ha parlato con una voce sola” riguardo alla “minaccia mortale” posta dai presunti programmi iracheni di sviluppo di armi di distruzione di massa. Ma buona parte dell’opinione pubblica statunitense si è mostrata poco convinta del fatto che l’Iraq metta effettivamente in pericolo l’unica superpotenza del pianeta. La risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite approvata l’8 novembre del 2002 ha rispecchiato l’accordo internazionale sul fatto che le irrisolte questioni riguardanti gli armamenti iracheni debbano essere affrontate attraverso ispezioni rigorose, non con la guerra. Bush non è riuscito a provare l’esistenza di una minaccia incombente proveniente dall’Iraq. L’insistenza sulla guerra da parte della sua amministrazione richiede spiegazioni alternative.

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Torri altere
28 dicembre 2002, 16:17
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Quando sono crollate le torri gemelle di New York, le persone più sagge e sensibili si sono subito chieste che cosa poteva aver spinto a un simile gesto e come si potesse mettere una benda su una ferita così grave; quelle più curiose e un po’ ciniche quant’erano alte le torri (“torri altere” le ha chiamate Mario Luzi in una poesia scritta per l’occasione) e quanti potevano essere i morti. Io mi sono sorpreso invece a chiedermi perché le torri erano due. E perché i terroristi avessero deciso di abbatterle entrambe. Il doppio è simbolo di ambiguità; è, anzi, a ben pensare, l’ambiguità stessa. Il doppio ci richiama al tempo stesso la potenza, la sicurezza, da un lato, e l’inganno, la trappola, dall’altro. Continua a leggere



Il “pozzo” dell’Europa
28 settembre 2002, 16:27
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Quella del pozzo è un’immagine poetica tra le più frequenti nella tradizione popolare e folcloristica della cultura occidentale, protagonista di favole, leggende e ataviche superstizioni, un’immagine magica che racchiude in sé un duplice significato: da una parte il buio, l’oscurità, il mistero che circonda quanto fugge alla pochezza della nostra umana comprensione, dall’altra l’acqua, la fertilità, la vita che continuamente si rinnova e che dal fondo di quella oscurità si dona all’uomo. Ed appare subito emblematico che Thomas Mann, nell’incipit di una delle più grandi opere narrative della modernità, riproponga ancora una volta questa ancestrale metafora ponendola in stretta relazione con la pregnanza semantica che il concetto di passato assume per l’uomo del Novecento. Come se dai meandri incomprensibili del nostro passato individuale e sociale sgorgasse la linfa vitale della nostra stessa esistenza presente e futura. Ma leggiamo, a tale proposito, le parole di commento scritte dal filosofo Enzo Paci, probabilmente il più illustre interprete italiano della fenomenologia, studioso di Husserl, dell’esistenzialismo francese e tra i primi traduttori in Italia dell’opera di Martin Heidegger: Continua a leggere